Quell’esplosione, cent’anni fa. 2018-05-23T12:37:49+00:00

Il 7 giugno 1918 un giovanissimo Hemingway, volontario della Croce Rossa, prestò soccorso in occasione dello scoppio della fabbrica di armi Sutter&Thévenot a Castellazzo di Bollate, alle porte di Milano. Le oltre 60 vittime furono tutte donne, fra i 13 e i 30 anni, che da più parti del Paese si trovavano a lavorare in questo luogo. Hemingway racconterà la tragedia anni dopo nella raccolta “Quarantanove racconti”.
Unica testimonianza di un luogo non più esistente e di un episodio a lungo dimenticato, è la documentazione fotografica commissionata nel 1917 dalla Sutter&Thévenot al famoso fotografo milanese Luca Comerio: immagini che documentano gli ambienti della fabbrica e la vita che vi si svolgeva.
Il 7 giugno 2018, in occasione del centesimo anniversario della tragedia, verrà realizzato un momento celebrativo per ricordare e riflettere su temi importanti come la dignità, i diritti, il lavoro, la giustizia, il sacrificio, il ruolo civile e sociale delle donne. Nei giorni a ridosso della ricorrenza, verranno realizzate numerose attività volte a diffondere la conoscenza di questo importante episodio storico e a promuovere il grande valore culturale e naturalistico del territorio del Castellazzo.

Programma celebrazioni
IMMAGINI
DOCUMENTI
AUDIO – VIDEO

Il 28 giugno 1914 a Serajevo, capitale della Bosnia-Erzegovina, alcuni colpi di pistola sparati dallo studente nazionalista serbo Gavrilo Princip, di appena vent’anni, uccisero l’Arciduca d’Austria Francesco Ferdinando e sua moglie, innescando una serie di decisioni politiche ed avvenimenti che condussero allo scoppio di una guerra su scala mondiale.
Il conflitto, in cui persero la vita 600 mila italiani, avrà uno spaventoso bilancio di oltre 10 milioni di morti, con un conseguente disastro economico e culturale che avrà ripercussioni sull’intero continente europeo. Si prepara così il terreno all’avvento in Europa dei regimi totalitari che insanguinarono il ‘900, definito dagli storici “il secolo breve” a causa delle profonde e straordinarie trasformazioni tecnologiche, sociali ed economiche avvenute tra lo scoppio della prima guerra mondiale e la caduta del muro di Berlino, con il conseguente dissolvimento dell’Unione Sovietica.
L’inizio delle ostilità tra l’Austria, l’Ungheria e la Serbia nel luglio 1914 coinvolse subito altre nazioni. La Germania, schierandosi con l’impero austro-ungarico, dichiara guerra alla Russia, che aveva preso le difese della Serbia, e alla Francia. La Gran Bretagna entra allora nel conflitto contro la Germania nell’agosto 1914. In questo frangente l’Italia dichiara la propria neutralità. Nell’aprile del 1915 viene stipulato il patto di Londra, che vede il nostro paese alleato con Francia e Gran Bretagna. Il 24 maggio 1915 l’Italia entra in guerra.
Negli anni del conflitto la produzione industriale di armamenti aumentò con un ritmo vertiginoso.
Uno sviluppo cosi imponente fu possibile perché il governo italiano, guidato da Antonio Salandra, assillato dalle difficoltà economiche e sempre convinto della breve durata della guerra, decise che le richieste dei comandi militari dovessero essere accolte a qualsiasi condizione , dando precedenza al fattore tempo nella stipulazione dei contratti. Offrì quindi alle industrie belliche contratti vantaggiosissimi e concesse amplissimi poteri ai comitati di mobilitazione in cui dominavano gli industriali. Venne a crearsi quindi una situazione in cui lo stato forniva alle industrie sia le materie prime sia una manodopera disciplinata e costretta a sottoporsi a qualsiasi ritmo di lavoro. Inoltre lo stato non solo accettava qualsiasi prezzo richiesto dall’impresa privata, ma anticipava anche la maggior parte dei costi di produzione, permettendo che le industrie prosperassero e si accrescessero con elevati margini di guadagno. Tutto ciò comportava costi sociali molto alti, che ricadevano in primo luogo sugli operai dell’industria bellica, sottoposti a una rigida disciplina e a ritmi di lavoro quanto mai intensi, con turni di dodici ore e lavoro notturno, salari decisi d’autorità e disciplina militare nelle fabbriche.

L’intensità e il prolungarsi del conflitto che, nelle previsioni dei paesi belligeranti, avrebbe dovuto essere di breve durata, impose la creazione di sistemi di produzione di materiale bellico da realizzare in breve tempo, per far fronte alle sempre maggiori necessità. Per l’approvigionamento di bombe e granate destinate alla fanteria impegnata sul fronte l’Esercito Italiano fece ricorso alla società svizzera Sutter con sede a Zurigo che, su licenza della società francese F. Thévenot e fils, titolare di brevetti su alcuni particolari tipi di ordigno, insediò un impianto di produzione costituito inizialmente da baraccamenti costruiti dal Genio Militare a Castellazzo di Bollate, un territorio dentro l’attuale territorio del Parco delle Groane sito alla periferia della città di Milano.
La scelta del luogo è attribuibile alla distanza dai centri urbani, alla vegetazione circostante che permetteva di celare l’attività svolta e soprattutto alla vicinanza sia della linea ferroviaria Milano Saronno che del deposito militare di Ceriano Laghetto.
In data 23 ottobre 1916 la società richiede al Sindaco di Bollate di poter iniziare l’attività. Dal registro delle denunce d’esercizio del Comune risulta l’avvio dal 6 novembre 1916 da parte della Ditta Sutter & Thévenot delle operazioni di “caricamento bombe da trincea” in località “Fornace Bonelli” a Castellazzo.
Di fronte alla richiesta di aumento della produzione da parte dell’Amministrazione Militare, in data 31 maggio 1917 viene presentata al Comune una domanda per l’ampliamento dei reparti di lavorazione. Nello stesso documento viene comunicato anche che tutti gli addetti sono assicurati alla Cassa Nazionale contro gli Infortuni. In data 8 giugno 1917 viene concesso il nulla osta da parte del Sindaco “limitatamente al periodo di durata della guerra”. Il numero degli edifici, costituiti da linee di baraccamenti, arriverà ad un totale di 40, come si desume da una relazione del Perito Comunale dopo l’effettuazione di un sopralluogo.
Le donne fornirono una grandissima parte della manodopera necessaria, costituita da circa 1.300 addetti. Le operaie più giovani avevano solamente 13 anni.
Terminato il conflitto la fabbrica venne smantellata anche su richiesta della Giunta Municipale che, come risulta da un verbale del 16 febbraio 1919, pregava il Sindaco di “insistere presso le Autorità competenti perché venisse tolto completamente il polverificio nel più breve tempo possibile”.

Venerdì 7 giugno 1918, alle ore 13,50, lo stabilimento Sutter & Thévenot è scosso da una devastante esplosione che provoca, fra gli operai addetti alla produzione, 59 vittime, di cui 52 donne, quasi tutte giovanissime. La violenza dello scoppio, avvenuto verosimilmente nel reparto spedizione dove vi era la massima concentrazione del materiale esplodente, dilaniò i corpi delle vittime e ne disperse i resti a grande distanza. Dei numerosi feriti – più di 300 – i più gravi vennero trasportati  all’Ospedale Maggiore di Milano, gli altri  vennero soccorsi direttamente sul  campo.
La descrizione di quanto accaduto è riportata nelle pagine del Chronicon della Parrocchia di San Guglielmo di Castellazzo, che così si esprime:

“59 morti e trecento e più feriti. Lo scoppio è avvenuto il giorno 7 giugno 1918, dedicato al Sacro Cuore di Gesù, alle ore 13.50 legali. Appena avvenuto lo scoppio, che fu sentito alla distanza di 30 chilometri e che produsse allo stabilimento e paesi limitrofi di Castellazzo, Bollate, Garbagnate, Senago la rottura di vetri in tutte le case, chiese, asili, scuole e stabilimenti, giunsero da Milano automobili della Croce Rossa con tutti i mezzi di soccorso. Dalle 14.30 fino alle 21 fu un continuo andirivieni di automobili, che portarono autorità sul luogo del disastro. Vi accorsero prontamente i Parroci di Castellazzo, Senago e Pinzano per i soccorsi religiosi. Sua Eminenza il Cardinale Arcivescovo, appena informato della gravissima disgrazia, si recò immediatamente sul posto visitando la località colpita dallo scoppio, benedicendo i morti e confortando i feriti meno gravi, soccorsi sul luogo, e gli operai rimasti illesi. Descrivere l’ambascia e il cordoglio di tutti e specialmente dei Castellazzesi in quella terribile giornata penna umana non basterebbe; l’improvvisata sala mortuaria sembrava un vero carnaio; alle ore 22 il Parroco si trovava ancora una volta presso tanta desolazione per constatare de visu la morte di qualcuna delle sue giovani parrocchiane”.

Il Corriere della Sera e l’Avanti di domenica 9 giugno 1918 pubblicano entrambi il comunicato emesso il giorno precedente dall’agenzia di stampa governativa Stefani di Roma, l’unica autorizzata a diffondere le informazioni durante il periodo bellico. Nel testo appare evidente la volontà di minimizzare l’episodio riducendo la portata delle sue tragiche conseguenze.

“È avvenuta ieri una esplosione nel polverificio di Castellazzo di Bollate in provincia di Milano. I danni, dal punto di vista militare, possono ritenersi pressoché insignificanti, essendo rimasto distrutto soltanto il capannone dove si eseguiva la spedizione delle bombe a mano. Anche alcuni capannoni adiacenti non subirono che lievi danni. Si debbono invece lamentare 35 morti e circa un centinaio di feriti. Il lavoro, interrotto per sole 24 ore, è già stato ripreso. Dall’inchiesta in corso sembra sia escluso che il tutto debba attribuirsi a dolo”.

Sempre sull’episodio il quotidiano Il Popolo d’Italia diretto da Benito Mussolini riporta in data 12 giugno 1918 la notizia di interrogazioni di 3 deputati presentate al Ministro dell’Interno, della Guerra e di Grazia e Giustizia per conoscere il risultato dell’istruttoria di indagine, di eventuali responsabilità e, soprattutto, quali provvedimenti siano stati presi nei confronti dei dirigenti.

Lo scrittore Ernest Hemingway, allora giovanissimo e non ancora famoso, si trovò a passare sul territorio di Bollate proprio in occasione della tragedia del 7 giugno 1918.
Arruolatosi volontario nella Croce Rossa Americana come guidatore di autoambulanze, il giovane Hemingway era per caso arrivato in treno da Parigi a Milano proprio la mattina stessa del drammatico evento. Nel primo pomeriggio, fu richiamato immediatamente in servizio e fu inviato sul luogo del disastro per prestare soccorso.
Per il diciannovenne Ernest la vista dei corpi dilaniati dall’esplosione e soprattutto la scoperta che quasi tutte le vittime fossero donne fu un trauma tremendo. Da questa visione non si liberò mai, tanto da portarlo a scriverne, quattordici anni dopo, nel racconto Una storia naturale dei morti. contenuta nel volume “I quarantanove racconti” pubblicata per la prima volta a New York nel 1938 e per la prima volta in Italia nel 1947.
Ecco come Hemingway ricorda la sua terribile esperienza:

Quanto al sesso dei defunti, è un dato di fatto che ci si abitua talmente all’idea che tutti i morti siano uomini che la vista di una donna morta risulta davvero sconvolgente. La prima volta che sperimentai quest’inversione fu dopo lo scoppio di una fabbrica di munizioni che sorgeva nelle campagne intorno a Milano, in Italia. Arrivammo sul luogo del disastro in autocarro, lungo strade ombreggiate da pioppi e fiancheggiate da fossi formicolanti di animaletti che non potei osservare chiaramente a causa delle grandi nuvole di polvere sollevate dai camion. Arrivando nel luogo dove sorgeva lo stabilimento, alcuni di noi furono messi a piantonare quei grossi depositi di munizioni che, chissà perché, non erano saltati in aria, mentre altri venivano mandati a spegnere un incendio divampato in mezzo all’erba di un campo adiacente; una volta conclusa tale operazione ci ordinarono di perlustrare gli immediati dintorni e i campi circostanti per vedere se ci fossero dei corpi. Ne trovammo parecchi e li portammo in una camera mortuaria improvvisata e, devo ammetterlo francamente, la sorpresa fu di scoprire che questi morti non erano uomini ma donne…
Ricordo che dopo aver frugato molto attentamente dappertutto per trovare i corpi rimasti interi ci mettemmo a raccogliere i brandelli. Molti di questi furono staccati da un fitto recinto di filo spinato che circondava l’area dove prima sorgeva la fabbrica e dalle parti di edificio ancora esistenti, da cui raccogliemmo molti di questi pezzi staccati che illustravano fin troppo bene la tremenda energia dell’alto esplosivo. Trovammo molti di questi brandelli nei campi, a una distanza considerevole, dove erano stati portati dal loro stesso peso.

Al termine del servizio, sulla strada del ritorno, il giovane Ernest riflette con i commilitoni sulla terribile esperienza vissuta esprimendosi così:

Al nostro rientro a Milano ricordo che qualcuno di noi parlò dell’episodio e riconobbe il suo aspetto irreale. Anche il viaggio attraverso la bella campagna lombarda, piacevole benché polveroso, rappresentò un compenso all’ingratitudine del servizio, e al ritorno, mentre ci scambiavamo le nostre impressioni, fummo tutti d’accordo che l’incendio scoppiato poco prima del nostro arrivo fosse stato domato così in fretta e prima che potesse raggiungere uno di quei depositi, apparentemente enormi, di munizioni inesplose. Fummo anche d’accordo che la raccolta dei brandelli era stata un’esperienza straordinaria, essendo stupefacente che il corpo umano, investito da uno scoppio, andasse in pezzi che non rispettavano in alcun modo la sua struttura anatomica, ma piuttosto si dividevano capricciosamente come la frammentazione nello scoppio di un proiettile ad alto esplosivo.

Le drammatiche ore trascorse a Castellazzo di Bollate nella pietosa missione rappresentarono quindi per il futuro scrittore un impatto sconvolgente con la realtà della morte, destinato a lasciare una traccia profonda e indelebile nella sensibilità del suo animo. Due giorni dopo il giovane Hemingway lasciava Milano per proseguire il suo viaggio verso Schio, dove aveva sede la sezione della Croce Rossa Americana cui era stato assegnato.

La notizia delle esequie viene riportata in questi termini dal Corriere della Sera del 10 giugno 1918:
Commoventi ed imponenti si sono svolti domenica a Castellazzo i funerali delle vittime dello scoppio. Ventun feretri con altrettante salme identificate e altri dieci contenenti i resti pietosamente raccolti di altre vittime vennero collocati sui carri militari coperti di drappi neri e infiorati. Parteciparono ai funerali inoltre autorità militari e civili, venute anche dai paesi vicini. Da Milano era giunto anche il generale Sardegna. Sulla facciata della chiesa di San Guglielmo venne esposta una insegna in cui era scritta la seguente dicitura “Alle lacrimate vittime da improvviso turbine strappate all’affetto della famiglia nell’ore consacrate al lavoro per la grandezza della patria preci e suffragi”. Un corteo di quindicimila persone ha seguito i feretri che, dopo l’ufficio funebre, vennero trasportati al cimitero di Bollate. Un drappello di soldati e le musiche rendevano gli onori militari. Ai funerali hanno partecipato anche rappresentanti della missione americana.

Anche il parroco di Castellazzo sul Chronicon commenta così la cerimonia:
Le esequie ebbero luogo il giorno 9 giugno 1918 alle ore 15 legali nella chiesa parrocchiale di Castellazzo. Precedeva il lugubre corteo la fanfara militare degli alpini, quindi di seguito la croce delle figlie di Maria, dei Luigini Confratelli e Consorelle del SS Sacramento, il clero in numero di venti sacerdoti, a capo dei quali il prevosto di Bollate funzionante. Poscia sei camion, sopra ciascuno dei quali erano adagiate quattro casse coperte dei drappi nazionali. Subito dopo i feretri venivano Mons. Cavorali, rappresentante di sua Eminenza il Cardinale Arcivescovo, il generale Sardegna, il cavalier Sutter, cinque tecnici dello stabilimento ed una fiumana di parenti, amici e curiosi. Ben diecimila assistettero ai funerali, che si dovettero fare sul vasto piazzale della chiesa essendo insufficiente il tempo per deporre le casse sul palco eretto appositamente in chiesa. Erano ventiquattro le casse dove si erano raccolti non solo i corpi ma i miseri avanzi delle vittime ridotti in uno stato irriconoscibile. Non potendo il cimitero di Castellazzo, perché angusto, contenere tutti quanti, il Sindaco di Bollate dispose che le vittime fossero sepolte in quello di Bollate, tranne una certa Taveggia Annalisa che fu tumulata nel cimitero di Castellazzo ed altre due giovani in quello di Garbagnate. Le associazioni cattoliche dei paesi circostanti presenziarono ai funerali coi loro rispettivi vessilli. Siccome gli avanzi delle vittime furono lanciati alla distanza di duecento e più metri, con tutta sollecitudine furono raccolti in nuove casse, così per una settimana intera si ebbe il triste spettacolo di vedere ogni giorno uno o due funerali. Anche questi avanzi furono sepolti nel cimitero di Bollate. Le vittime dello scoppio, come risulta dal registro dei morti, sono 59, di cui 4 di Castellazzo, che sono: Conconi Carlotta di Alessandro, Fusi Genoveffa del fu Alessandro, Fusi Giuseppa di Vincenzo e Taveggia Amalia di Angelo. Delle prime tre non si trovò traccia alcuna, mentre la Taveggia fu identificata e tumulata nel cimitero di Castellazzo.
Il 10 giugno sono ritornate dall’ospedale della Pace perfettamente guarite dalle ferite Montrasi Giuseppa di Ambrogio e Colombo Pierina di Carlo. Come pure il giorno 23 Colombo Angela di Carlo e Galimberti Giuseppa di Giovanni.

In prossimità dell’ingresso del cimitero di Bollate si trova un monumento in pietra a ricordo delle vittime della tragedia.

Nel 1917 fu commissionata al grande fotografo milanese Luca Comerio la realizzazione di una documentazione fotografica dello stabilimento Sutter&Thevenot che egli documentò con numerose fotografie di altissima qualità che documentano la vita, le attività, le persone, gli ambienti e il territorio del grande stabilimento. Il materiale fotografico ancora esistente risulta pertanto una documentazione importante per ricostruire la storia di una fabbrica che l’anno successivo fu coinvolta per buona parte dallo scoppio. Numerose fotografie ritraggono anche molte delle donne che sarebbero morte l’anno successivo.
I materiali sono conservati presso l’Archivio di Stato di Perugia – sezione di Spoleto in una sezione denominata Fondo Basler che comprende documenti, disegni tecnici, volumi, album fotografici, progetti di costruzione di linee ferroviarie in Umbria. Si tratta nel complesso di una ricca testimonianza della vita professionale dell’ing. Paolo Basler (1885-1979), di origine svizzera, ma soprattutto di una straordinaria raccolta di documenti storici, che per il loro notevole interesse vennero acquistati dallo Stato italiano nel 2009.
Le fotografie originali sono di ottima qualità e scattate con incomparabile maestria da Luca Comerio, figura fondamentale nello sviluppo dell’arte fotografica in Italia. In ognuna di esse infatti persiste una profondità di campo in grado, anche grazie al grande formato delle stampe, di proiettare il visitatore nei reparti della fabbrica e di cogliere anche i più piccoli dettagli dei soggetti come i piedi nudi, le ciabatte, le unghie smaltate, il cibo nelle ciotole, le acconciature dei capelli.

Biografia di Luca Comerio
Nasce a Milano il 19 novembre 1878 nel quartiere di Porta Volta, dove il padre gestisce una bottiglieria frequentata da molti artisti dell’ambiente della Scapigliatura. Dal fotografo e pittore Belisario Croci, assiduo frequentatore del locale paterno, Luca apprende i primi rudimenti dell’arte fotografica, divenendo presto assistente di studio.
La sua carriera inizia nel 1894 con un vero e proprio scoop fotografico, quando riesce a scattare alcune istantanee a re Umberto I di Savoia, in visita a Como. Da esse ricava una gigantografia di due metri e mezzo, che invia al sovrano guadagnandosi il suo apprezzamento e anche un primo ordinativo di altre 5 foto. Sempre grazie alla sua intraprendenza e al suo coraggio, realizza un servizio fotografico che documenta i moti di Milano del 1898, scattando istantanee nelle strade cittadine in piena sommossa, poi pubblicate dalla rivista L’illustrazione italiana.
L’attività professionale vera e propria inizia nel 1899, con l’apertura di uno studio fotografico in via Solferino 30, specializzato in ritratti, istantanee, vedute, riproduzioni artistiche. La fama di Comerio è ormai affermata quando, nel 1906, la rivista Il Secolo Illustrato pubblica i suoi servizi fotografici sull’Esposizione Universale tenutasi al Parco Sempione di Milano, o quando, nel 1907, vince un concorso fotografico internazionale presentando un fotomontaggio di immagini della vita mondana milanese. Con il denaro del premio, Comerio acquista a Parigi una modernissima cinepresa e decide di cimentarsi nella nascente arte della cinematografia, fondando presto la casa di produzione Luca Comerio & C., che successivamente diventerà Milano Films. Da questo momento la sua attività cinematografica si intreccerà sempre con l’attività di fotografo (sia da studio che di reportage e cronaca). Alcuni avvenimenti vengono infatti da lui seguiti sia in fotografia sia in cinematografia (per esempio il terremoto di Messina del 1908, la guerra di Libia nel 1911-12, il ballo Excelsior nel 1913-14).
I suoi soggetti fotografici più famosi spaziano dall’architettura (le opere di Luca Beltrami nel centro di Milano) al mondo dell’industria (servizi per Pirelli e Isotta Fraschini, foto dello stabilimento Sutter & Thevenot). Come reporter si distingue invece durante la Prima Guerra Mondiale (1915-18), unico civile ammesso dallo Stato Maggiore dell’Esercito per documentare le operazioni al fronte. Nel 1920, mentre filma la gara automobilistica “Coppa delle Alpi”, cade dalla macchina del pilota Ascari, da cui effettuava le riprese. Le conseguenze del grave infortunio segnano l’inizio del suo declino, tra problemi finanziari e dispiaceri familiari. All’inizio degli anni Trenta, ormai disoccupato e solo, si ritira a vita privata, con il solo conforto della seconda moglie Maria, che gli aveva dato due figli. Afflitto da problemi di amnesia, muore il 5 luglio 1940 all’Ospedale Psichiatrico di Mombello.

GUARDA LE FOTO

“Ricordo che dopo aver frugato molto attentamente dappertutto
per trovare i corpi rimasti interi
ci mettemmo a raccogliere i brandelli”

Ernest Hemingway – “I quarantanove racconti”

Programma delle celebrazioni

Giovedì 7 giugno, dalle 19.00

Castellazzo di Bollate, ex Area Fabbrica Sutter&Thévenot e Borgo

“Parole, immagini e musica per non dimenticare”

Una lunga serata d’estate per ricordare le vittime coinvolte nella tragedia avvenuta a Castellazzo  il 7 giugno 1918. Un appuntamento collettivo, un momento di condivisione in cui si accompagna l’imbrunire con testimonianze, arte, musica ed immagini affinché non scenda mai la notte di questo giorno.

Ritrovo ore 19.00
Castellazzo di Bollate, ex Area Fabbrica Sutter & Thévenot

Inaugurazione del murale realizzato dall’artista Ale Senso
Interviene: Lucia Albrizio, Assessore alla Cultura e Pace
Un’opera commemorativa dedicata alle donne, realizzata sulla cabina elettrica, unico elemento
architettonico di quell’epoca sopravvissuto sul luogo che fu scenario della tragedia.

Ore 20.30
Castellazzo di Bollate, Corti del Borgo

Saluti istituzionali: Francesco Vassallo, Sindaco di Bollate;
Arianna Errico, Fondazione Augusto Rancilio; un rappresentante di CIGL, CISL e UIL

Il racconto della tragedia con Cinzia Poli di Caterpillar AM

Reading teatrale con Lella Costa

Momento commemorativo e videoproiezione con le immagini di Luca Comerio,a cura di G. Minora

Concerto con i Barabàn.
Canzoni e musiche dedicate al lavoro, alle donne e canti della Grande Guerra.

Nel Borgo è allestito un punto ristoro con la Confraternita della Pentola di Senago.
Durante la serata e nella giornata del 10 giugno distribuzione dell’acqua con il Water Truck
gentilmente fornito da CAP Holding.

Sabato 12 maggio, ore 9.15

Villa Arconati-FAR [via Fametta, 1]

“Valorizzare le Groane. Convegno-proposta per un ecomuseo”

Conoscenza e valorizzazione culturale del territorio a nord di Milano.

Saluti Istituzionali:
Benvenuto della Fondazione Augusto Rancilio
Stefano Bruno Galli, Assessore Regione Lombardia all’Autonomia e Cultura
Francesco Vassallo, Sindaco di Bollate e Consigliere delegato della Città Milano Metropolitana
Paola Pessina, Presidente Fondazione Comunitaria Nord Milano
Roberto Della Rovere, Presidente del Parco delle Groane
Fabio Degani, Presidente Azienda Speciale CSBNO.

Sabato 26 maggio, dalle 9 alle 13

Castellazzo di Bollate, zona Fornaci e area dello scoppio

“Giornata ecologica al Parco delle Groane”

Una giornata dedicata alla pulizia dell’area verde nella zona della vecchia stazione di Castellazzo. Sono invitati tutti i cittadini, le Associazioni e i volontari che hanno a cuore il territorio.
Attività organizzate dai Volontari del Parco delle Groane, Fondazione Augusto Rancilio e dal Settore Sostenibilità Ambientale e Arredo Urbano di Bollate.
La partecipazione è libera e aperta a tutti. Info: 02 35005501

Domenica 3 giugno, ore 18

Borgo di Castellazzo [via Fametta]

“Lungo strade ombreggiate da pioppi”

Uno spettacolo che, a partire dalle parole dello scrittore americano, rievoca l’intreccio dei destini di un giovane appartenente alla Croce Rossa Internazionale e di molte giovani donne lavoratrici. Una cantata lieve per ricordarne la tragica morte. Sullo sfondo, il nostro Paese durante la Grande Guerra.
Una messa in scena speciale, immersa nel Borgo di Castellazzo.
A cura di nudoecrudo teatro.

Lunedì 4 giugno

Biblioteca di Bollate

Ore 20.45
Biblioteca di Bollate, Palazzo Seccoborella

Inaugurazione della mostra fotografica “La Fabbrica Dimenticata”

Saluti del Sindaco Francesco Vassallo e dell’Assessore alla Cultura e Pace Lucia Albrizio.
Presentazione del catalogo della mostra a cura di Giordano Minora.

A seguire, conferenza:
Cento anni dalla fine della Grande Guerra:le vittime della fabbrica dimenticata di Bollate

“Donne e lavoro nella Grande Guerra”
Barbara Curli – Professore di Storia Contemporanea, Università di Torino, autrice di “Italiane al lavoro, 1914-1920”

“Donne al fronte e nelle retrovie: il ruolo delle Crocerossine”
Chiara F. R. Caraffa – Sorella CISCRi – Croce Rossa Italiana, Comitato di Milano

“Ernest Hemingway, testimone e scrittore della Grande Guerra”
Giuseppe Mendicino – Autore di pubblicazioni su letteratura e storia del Novecento

Da martedì 5 a giovedì 21 giugno

Biblioteca di Bollate

“La Fabbrica Dimenticata. Immagini e parole: Luca Comerio e Ernest Hemingway “

Una fabbrica che non c’è più. Un celebre fotografo e un grande scrittore americano in Italia.
Nel 1917 Luca Comerio, uno dei pionieri della fotografia italiana, viene incaricato dalla ditta Sutter & Thévenot che produceva materiale bellico nella campagna di Castellazzo di Bollate, di documentare il lavoro nei vari reparti. La fabbrica scoppiò l’anno successivo e le fotografie sono diventate l’unica testimonianza delle vittime della tragedia. A raccontarla fu lo scrittore Ernest Hemingway.

Mostra ideata da Giordano Bordegoni e Giordano Minora con la collaborazione di Gian Mario Pasi.
Con una sezione aggiuntiva “Hemingway in Italia durante la Prima Guerra Mondiale”.
In mostra anche contributi fotografici e video relativi al fotografo Luca Comerio e alla sua
collaborazione con Pirelli conservati presso la Fondazione Pirelli.

Venerdì 8 giugno, ore 18.30

Chiesa di San Guglielmo, Castellazzo

“Santa Messa di suffragio per le vittime”

Celebrata dal Decano di Bollate Don Maurizio Pessina e concelebrata da padre Egidio Zoia, parroci di San Guglielmo, e altri Sacerdoti animata dal Coro S.Guglielmo di Castellazzo

Ore 21

Partenza dall’Oasi WWF del Caloggio [Bollate, via Caloggio]

“Al parco, una notte d’estate fra lucciole e stelle”

Una passeggiata notturna dall’Oasi WWF del Caloggio al Laghetto delle Ninfee, per ammirare le lucciole e le stelle. In collaborazione con WWF Bollate e il Gruppo Astrofili delle Groane che permetteranno di visionare gli astri visibili nel cielo di giugno.

Sabato 9 giugno, dalle 9.30 alle 12.30

Palazzo Comunale [p.zza Aldo Moro, 1]

“Tutti i nomi. La Fabbrica nei documenti dell’archivio storico comunale”

Visita guidata all’archivio storico del Comune di Bollate e ai documenti che ripercorrono la storia della fabbrica che scoppiò a Castellazzo nel 1918.
Prenotazione obbligatoria: cultura@comune.bollate.mi.it – tel. 02 35005515

Ore 17.45

Bollate, Corte Vicolo dei Ronchi [via Magenta, 14]

“Musica in Corte. Laboratorio di Percussioni, Laboratorio di Ritmica, Ensemble StradiVari”

Circa 70 allievi propongono ritmi afrocubani, africani e temi jazz, arricchiti da improvvisazioni, curate da Luca Missiti e Marco Cordiano. Una performance musicale coinvolgente e piena di ritmo!
Direzione artistica M° Claudia Gualco. A cura di Accademia Vivaldi – Istituto Musicale Città di Bollate.

Ore 20

Bollate, Cantun Sciatin [p.zza C.A. Dalla Chiesa]

“Cena conviviale di tutti i colori “

Terza edizione della cena più colorata di Bollate, un grande appuntamento collettivo dedicato al tema della pace e della convivialità, recuperando la tradizione storica e sociale della corte lombarda.
Tutti sono invitati a partecipare, coinvolgendo amici e familiari, portando da casa tovaglia, stoviglie e cibo e apparecchiando la propria tavola in piazza. Un’occasione per condividere, chiacchierare, conoscersi e dialogare, in un percorso di pace e valorizzare le identità locali.
Info e prenotazione tavoli in Biblioteca: tel. 02 35005508 – cultura@comune.bollate.mi.it

Domenica 10 giugno, dalle 10 alle 19

Borgo di Castellazzo [via Fametta]

“Un giorno al Borgo di Castellazzo”

Un’intera giornata per rivivere il Castellazzo e le sue corti rurali, per promuovere la conoscenza e la valorizzazione del luogo, rievocando l’atmosfera di cent’anni fa, con appuntamenti dedicati a tutti.

  • Ore 9.30: Santa Messa in San Guglielmo. Ore 10.30 Concerto “L’è insci bel” canti milanesi di ieri e oggi con il Coro S. Guglielmo di Castellazzo.
  • Ore 11: “Caccia al tesoro del Castellazzo”. Una passeggiata intorno a Villa Arconati-FAR per scoprire la storia e la bellezza di questo luogo. Giochi e indovinelli vi racconteranno un tempo lontano e vi riporteranno al presente. Visita gioco per famiglie con bambini 6-10 anni a cura di FAR. Prenotazione obbligatoria: segreteria@villaarconati.it
  • Dalle 12: picnic nella Corte del Cedro di Villa Arconati-FAR con cestino acquistabile in loco a cura del Caffè della Villa. Inoltre punto ristoro presso l’Oratorio: piatti e torte con antiche ricette
  • Dalle 15.00: Visite guidate nel borgo di Castellazzo, alla Chiesa della Madonna della Fametta, Chiesa San Guglielmo; percorsi guidati in bicicletta sui siti dell’ex Fabbrica Sutter&Thévenot.
  • Tutto il giorno: antichi giochi; spettacoli e laboratori per bambini; rievocazione storiche e di antichi mestieri; esposizione di attrezzi agricoli; cavalli in corte; trampolieri; bolle di sapone; bancarelle artigianali; mostra fotografica e di pittura; concerto di campane; realizzazione di un mandala collettivo con materiali messi a disposizione sul luogo.

In collaborazione con la Parrocchia San Guglielmo e l’Associazione Vivere Castellazzo

Ore 11

Villa Arconati-FAR [via Fametta, 1]

“Fabbricare il futuro con la memoria del passato”

Un dialogo tra Stefano Bruno Galli, Assessore Regione Lombardia all’Autonomia e alla Cultura,
e Philippe Daverio, Critico e storico dell’arte.
Interviene Arnoldo Mosca Mondadori, Fondazione Cariplo.
Prenotazione obbligatoria a cultura@comune.bollate.mi.it

Dalle 12 alle 21
“Villa Arconati-FAR”

Apertura della villa e del parco con possbilità di visite guidate. Per tutta la giornata rievocazione storica della Sanità militare dall’epoca napoleonica al presente. Info e costi www.villaarconati-far.it

PROGETTO REALIZZATO DA
Comune di Bollate, ACLI Zona Bollate Groane, CSBNO, Ente Parco delle Groane, Fondazione Augusto Rancilio
Concessione del logo “Centenario Prima Guerra Mondiale” della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Struttura di Missione per gli anniversari di interesse nazionale
CON LA PARTECIPAZIONE DI
Comune di Garbagnate Milanese, Croce Rossa Italiana Comitato Regionale Lombardia, Sindacati CGIL, CISL e UIL, Fondazione Pirelli, Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Cineteca Italiana, e-distribuzione Lombardia, CAP Holding
CON IL PATROCINIO DI
MIBACT, Regione Lombardia, Città Metropolitana di Milano, Comune di Milano, Fondazione Comunitaria Nord Milano onlus, Archivio di Stato di Milano.
Un particolare ringraziamento all’Archivio Storico dell’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano.
In collaborazione con
Accademia Vivaldi, Amici di Castellazzo, Anthelios Edizioni, Circolo Fotografico Lo Scatto, Circolo Fratellanza e Pace, Comitato Soci Coop Bollate, Compagnia Carlo De Cristoforis, Gruppi di Cammino, Gruppo Artisti Bollatesi, Gruppo Astrofili Groane, Gruppo Podistico Avisino, La Fabbrica dei Segni, Moviteatro, nudoecrudo teatro, Oasi WWF del Caloggio, Parrocchia San Guglielmo, Proloco Bollate, Scuola di tombolo Fuselli che passione, Vivere Castellazzo

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi